La Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti, già Comitato Gigi Ghirotti, fu costituito il 5 maggio 1975 a meno di un anno dopo la morte del giornalista, allo scopo di mantenere vivo il messaggio di Ghirotti e di estendere l'eco e il senso più vero e più significativo in una dimensione culturale, medico-assistenziale e civile, l'una strettamente all'altra connesse, custodendo ed estendendo in tal modo la testimonianza che Gigi Ghirotti aveva lasciato in eredità: "favorire il miglioramento delle professionalità e delle strutture oncologiche al fine di una sempre più efficace assistenza al malato, cooperando alla crescita di una nuova coscienza civile per affrontare nella sua complessità il fenomeno in aumento delle malattie oncologiche".
Nel tempo le finalità della Fondazione si sono via via ampliate, conservando tuttavia lo stesso spirito informatore che erano le origini dell'attività di Ghirotti cioè quello di offrire un contributo attivo per l'affermazione di una medicina dal volto umano.
Le principali iniziative della Fondazione, fin dai primi anni della sua attività, hanno avuto lo scopo di promuovere interventi estesi di assistenza psicologica e sociale ai pazienti oncologici ed alle famiglie; di diffondere, attraverso pubblicazioni periodiche, studi, ricerche, convegni e dibattiti la conoscenza dei principali problemi da affrontare per l'umanizzazione dei rapporti tra strutture sanitarie e malati; di formare una nuova classe di sanitari più aggiornati e meglio inseriti nei circuiti di ricerca internazionali attraverso l'istituzione di borse di studio e la promozione di "stage" anche all'estero per giovani onco-ematologi; di favorire in vari reparti ospedalieri forme civili di convivenza, costituendo biblioteche ospedaliere e realizzando per i degenti più giovani condizioni e spazi per lo studio e per i giochi.
Fin dalla sua costituzione dunque la Fondazione ha rivolto gran parte della sua attenzione e dei suoi sforzi al problema delle implicazioni psicologiche, studiando ogni aspetto delle problematiche inerenti la malattia oncologica, nei suoi risvolti umani e clinici. In questo quadro un particolare rilievo è stato dato allo sviluppo dell'assistenza domiciliare, nella convinzione che, quando esistono adeguate condizioni ambientali, il luogo ideale di cura per l'ammalato è la sua casa, dove è circondato dall'affetto dei familiari e dalle piccole cose della sua vita quotidiana.
Proprio per rispondere a questa esigenza, la Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti ha ampiamente collaborato a sviluppare servizi di assistenza domiciliare per i malati oncologici gravi e queste iniziative che hanno potuto contare sull'impegno encomiabile di varie organizzazioni volontaristiche, negli ultimi decenni, si sono diffuse in modo crescente negli ultimi decenni e sembrano destinate ad aumentare e a interessare anche altri tipi di assistiti oltre ai malati oncologici in fase avanzata, agli anziani e alle persone con handicap fisici e mentali.
L'assistenza domiciliare pertanto sembra ormai caratterizzare un nuovo modo di intendere gli interventi socio-sanitari, consentendo migliori condizioni di salute fisica e psichica e una vita integrata nel proprio contesto sociale.
Nei paesi anglosassoni, ed in particolare in Inghilterra, si è assai sviluppato il movimento degli hospice; una struttura assistenziale che, attraverso l'opera di personale medico ed ausiliario appositamente preparato, si prende carico delle esigenze fisiche, psicologiche e sociali dei malati in fase avanzata.
La consapevolezza di dover fare di più e di predisporre, anche culturalmente, il nostro Paese ad un impegno più consistente a favore dei malati oncologici gravi è stata la ragione che ha spinto la Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti a svolgere un'azione di stimolo in varie direzioni, per poter assicurare a questi malati una qualità di vita che consenta: di essere sereni anche nei momenti più duri; di potersi sentire rispettati anche quando la speranza si affievolisce; di poter vivere in maniera dignitosa ogni singolo istante dell'esistenza.
Al riguardo, sono stati promossi studi e ricerche per cercare, anche attraverso pubblicazioni, dibattiti e incontri, di sensibilizzare le istituzioni sull'esigenza di predisporre strumenti in grado di dare risposte adeguate a domande spesso differenziate.
Si è cioè ritenuto necessario suscitare nel Paese un serrato dibattito culturale, coinvolgendo molte associazioni impegnate nelle iniziative di assistenza domiciliare, nonché le istituzioni sanitarie centrali e locali. Soprattutto, nel corso di questi ultimi anni, ci si è impegnati a far conoscere le potenzialità delle più avanzate tecnologie, in particolare quelle telematiche, per sviluppare forme organizzative nell'assistenza domiciliare dei malati più estese e più efficaci.
La cultura, si sa, per potersi diffondere ha bisogno di una gestazione lunga, di un cammino faticoso, che può essere comunque facilitato da percorsi di formazione e da processi di apprendimento continui, collegati a sperimentazioni direttamente condotte.








