Centro d’ascolto

Centro d’Ascolto per il malato oncologico

Se hai bisogno d’aiuto chiamaci, un team di psico-oncologi esperti è a tua disposizione per rispondere alle tue domande e cercherà di dare sollievo al tuo dolore

Servizio gratuito dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 18:00

Tra le attività più importanti e consolidate della Fondazione Ghirotti Onlus c’è IL CENTRO DI ASCOLTO TELEFONICO PER MALATI ONCOLOGICI E LORO FAMILIARI.

Il Centro nasce nel 1999 sulla esperienza di un precedente Centro telematico di collegamento e supporto all’interno di un progetto di telemedicina che coinvolgeva alcune equipé di Cure palliative domiciliari di alcune associazioni no profit in varie regioni d’Italia. Alla fine degli anni ’90 era una delle pochissime risorse livello nazionale che offrivano alle persone malate di tumore e ai loro familiari sostegno psicologico, informazioni e orientamento GRATUITO e professionale, ossia impiegando professionisti psicologi-psicoterapeuti esperti in ambito psico-oncologico. Il Centro di ascolto “Ghirotti” è ormai da anni un punto di riferimento e un valido sostegno anche per le istituzioni sanitarie, hospice, reparti e ambulatori di Oncologia medica e di associazioni no-profit che operano in ambito oncologico, cure palliative o terapia del dolore. Collaboriamo in rete e sinergia con queste istituzioni e risorse, sia con accordi e convenzioni, sia attraverso invii diretti di pazienti e loro familiari al nostro Centro di ascolto.

Dal 1999 sono oltre 9000 le persone che hanno contattato il Centro nelle varie fasi della malattia ricevendo supporto o informazioni. Ciascuna FASE DELLA MALATTIA ONCOLOGICA ha sue criticità che paziente e familiari in contatto col Centro affrontano con l’aiuto degli psicologi in un lavoro specifico, individualizzato, concordato insieme, con la possibilità di restare in contatto con lo stesso psicologo (ossia presi in carico).

Ecco alcuni esempi di fase della malattia e relativi disagi che la persona, malato/familiare affrontano con l’aiuto dello psicologo del Centro di ascolto:

DIAGNOSI DI CANCRO: avvertire sintomi disturbi strani o allarmanti o dolori persistenti e crescenti; sentire sotto le dita un noduletto; fare una indagine di laboratorio di routine o una radiografia per un incidente e dopo un approfondimento specialistico, accertamenti clinici, le analisi, la tac, le lastre, la biopsia, l’esame istologico ricevere quella diagnosi, pesante come un macigno che rotola addosso, o uno tsunami (come lo descrivono in molti) che mai si voleva fosse associata a se stessi nella vita: “ha il cancro”. E da quel momento ecco irrompere l’assurdo nella propria vita, un terremoto esistenziale, “dotto’ per me è stato come ricevere ‘na tranvata”. La diagnosi di tumore genera una crisi emotiva, uno shock per sé e per le persone care. Sbandamento, incredulità, confusione, sensazione netta di vivere in un film. La prima fase di Shock che arriva “come un boato” ci dice una paziente, “che fa sparire ogni altro suono intorno, il mondo evapora, a lungo mi è sembrato tutto ovattato attorno a me”. La propria quotidianità è stravolta, è necessaria e urgente una riorganizzazione della propria vita sia in senso pratico sia esistenziale e spirituale.

TRATTAMENTO TERAPEUTICO le paure della prima seduta di chemioterapia o di radioterapia, gli effetti collaterali spesso più dolorosi dei sintomi del cancro, il decadimento fisico, un lungo percorso di terapia che pare non avere mai termine. Interventi chirurgici a volte demolitivi e fonti di sofferenza aggiunta; esami e controlli accompagnati dall’ansia del risultato. “Perderò i capelli, i miei bei capelli di cui vado fiera, sarò un mostro, dottore… sono disperata, lo so che curare il cancro è più importante dei capelli, ma io ci sto male comunque”; “a causa del COVID mi hanno sconsigliato di proseguire la terapia a Milano, anche se le terapia è la stessa a Roma non mi sento sicura, non so perché”; attendere 4 o 5 ore tra l’attesa del mio turno e la durate della infusione della chemio è snervante, sto perdendo la pazienza, avrei voglia di mollare tutto”; “Io sono immunodepressa a causa delle terapie e ho paura di ammalarmi di COVID, nelle mie condizioni non avrei scampo”. “Mio marito ha un solo polmone e per accompagnarmi a fare la chemio in ospedale potrebbe essere contagiato dal Coronavirus e morire per colpa mia”.

RECIDIVA spesso è emotivamente più devastante della diagnosi di cancro. “Ecco, la bestia è tornata, mi ero illuso di averla distrutta, non sento più la grinta che avevo trovato in me affrontando anni fa la prima diagnosi”. “Ho perso la speranza, potete aiutarmi a ritrovarla, mi ritrovo nuovamente nel tunnel di questa tremenda malattia”. “Sento che questa volta non ce la farò a reagire”.

PERDITE E LUTTO. Durante la malattia sono già tante le perdite che la persona patisce e sperimenta nella forma di micro-lutti: “ho dovuto rinunciare alla mia carriera per curarmi; “non ho più entrambi i seni, la mia femminilità è ferita a morte”; “non posso più mangiare come una volta”; “sono diventata una larva e mi ripugna guardarmi allo specchio”. E per i familiari di chi muore a causa del cancro il centro di ascolto rappresenta un appiglio per affrontare il cordoglio: “Ho sempre davanti agli occhi come si era ridotto mio figlio nell’ultima fase della malattia, la notte si riaffacciano questi ricordi e piango”; “Non ho potuto fare un degno funerale a mia madre a causa delle restrizioni per contenere l’epidemia di Covid”.

FASE TERMINALE Affrontare la propria morte e quelle delle persone care quando non è più possibile guarire è sempre uno dei compiti più difficili per il nostro Centro di ascolto: “mi trovo a fare un bilancio della mia vita, mi aiuti dottore, il tempo che mi rimane è poco, lo sento”; “non riesco a dormire, trascorro notti insonni con la paura di non svegliarmi più”; “ho paura che mio padre muoia soffocato”; “questa maledetta COVID mi impedisce di stare sempre accanto a mio marito ricoverato in hospice”.

SOLLIEVO: oltre a promuovere il sollievo, il Centro di ascolto svolge un lavoro specifico di “CURA DEL SOLLIEVO”, ossia si prende cura anche della persona che sta meglio o che ha remissione dei sintomi, per rinforzare le emozioni piacevoli e l’energia positiva. “Dottore la prossima settimana torno al lavoro in ufficio dopo mesi di assenza per malattia, sono emozionatissima”; “La malattia mi ha aperto gli occhi su quanto sia importante stare accanto a chi soffre e appena possibile farò volontariato”; “Oggi mi sento meglio, vorrei celebrare in qualche modo questo giorno, mi aiuti a capire come”.

Una caratteristica del Centro di ascolto è la flessibilità e la personalizzazione della relazione di sostegno. Lo psicologo del Centro di ascolto stabilisce insieme alla persona presa in carico quale possa essere il modo migliore e più comodo per i colloqui telefonici o in videochat, collocabili entro gli orari e i tempi di apertura del Centro, svolgendo un lavoro altamente personalizzato, centrato sulla persona, senza “protocolli” rigidi di intervento psicologico.