Macerata

Macerata: Raduno 2021

Il 25 e 26 settembre 2021, presso il Teatro Don Bosco di Macerata si sono incontrati amministratori pubblici, operatori sanitari e volontari di trentuno Comuni italiani “nodi” della rete delle “Città del sollievo”.
Due giornate con un programma denso di confronti, dibattiti e condivisione di esperienze di buone pratiche e progetti di cure dal volto più umano, in particolare per quanto concerne l’assistenza e la cura di persone con dolore cronico e in fase terminale di malattia.

Dopo i saluti di rappresentati istituzionali (il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, il vescovo Monsignor Nazzareno Marconi, il rettore dell’Università di Macerata Francesco Adornato) è intervenuta la vice sindaco e assessore alle Politiche Sociali Francesca D’Alessandro che in sintesi ha ricordato lo spirito di questa iniziativa: “dare sollievo significa sollevare la persona dal peso della sofferenza fisica e mentale attraverso l’umanizzazione delle cure”.

La presentazione dell’evento è spettata al presidente della Fondazione Gigi Ghirotti onlus Vincenzo Morgante della cui relazione riportiamo qui di seguito alcuni passaggi chiave:

“La Fondazione Nazionale è da sempre impegnata a realizzare modelli di assistenza ispirati alla salvaguardia della dignità della persona malata e attraverso forme di sensibilizzazione per una cura umana fatta di attenzione, tenerezza, premura e vicinanza al malato, per l’affermazione di una medicina dal volto più umano, come esortava Gigi Ghirotti, concetto che si traduce oggi nell’umanizzazione delle cure, “uno degli obiettivi fondamentali di qualsiasi sistema sanitario che faccia del diritto alle cure e alla salute una conquista di civiltà” citando Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Ionio, una delle città del Sollievo.

Questa cultura del sollievo, di cui la Fondazione è portatrice, si concretizza in azioni di cura e assistenza (attraverso un Centro nazionale di ascolto psicologico che ad oggi ha potuto offrire supporto gratuito a novemila persone tra malati oncologici e loro familiari), ma anche di formazione e informazione pubblica, di comunicazione e diffusione delle buone pratiche di sollievo.

Dal 2001, centinaia di città italiane in altrettante strutture socio sanitarie hanno promosso iniziative di testimonianza che il sollievo è sempre possibile. Da qui è nata, per felice intuizione del professor Numa Cellini, pastpresident della Fondazione, l’idea di costituire un network delle “Città del Sollievo” a riconoscimento del loro impegno verso le persone in situazioni di profonda sofferenza, dolore e malattia, occupandosi di rispondere ad un ampio ventaglio di bisogni, nella prospettiva della dignità valoriale e dell’umanizzazione del vivere e del morire. Idea che raccolse subito il sostegno dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia, il cui dipartimento Welfare coordinato dalla presidente Edi Cicchi, patrocina la rete dei comuni “Città del Sollievo”, rassemblement, ad oggi, di trentuno piccole e grandi municipalità accumunate da una koinè solidale in cui vige una meritoria interazione tra parte pubblica (le municipalità) e privata (operatori socio sanitari ed associazioni di volontariato) in ascolto e in accoglienza dei bisogni della comunità.

È il territorio, con le sue risorse sanitarie e sociali, unito ad una precisa volontà politica dei comuni e degli enti locali aderenti, che si mette in ascolto delle problematiche legate all’affrancamento dal dolore inutile e allo stesso tempo è luogo che connette idee, potenzialità, fattive collaborazioni e solidarietà autentica.

Essere una “Città del Sollievo” significa sensibilizzare la cittadinanza, stimolare la conoscenza e il dibattito aperto con tutte le realtà coinvolte, concretizzare valori e significati insostituibili per un conforto doveroso, un coinvolgimento generale, una partecipazione comune, una vera e propria forza nella fragilità.
Una città del sollievo è un territorio dove ci si impegna oggi per creare questo rapporto, con spontaneità, con amore, ascoltando chi soffre. Soltanto se tutti ci attiviamo e diventiamo nodi proattivi (amministratori, operatori sanitari, volontari, cittadini) questa rete sarà forte e solida abbastanza per sostenere la persona sofferente.

Le città aderenti promuovono politiche sociali e servizi alla persona rivolte a tutte le fasce della popolazione e in modo particolare per quelle più bisognose e fragili; adottano nuove modalità di guardare la vita delle persone all’interno della città, prendendosi cura della vita delle persone, creando le condizioni di un sollievo da non relegare esclusivamente negli ambienti sanitari, bensì inteso come umana partecipazione all’universo del dolore e della sofferenza umana.

La rete delle Città del Sollievo si propone di contribuire a superare la deriva della indifferenza, della cultura dello scarto più volte evocata da Papa Francesco e, volendo essere testimonianza civile, seria, responsabile, attiva che fa bene e che svolge in maniera sussidiaria la sua parte, nel solco dell’impegno civile di Ghirotti che con le sue parole ci accompagna idealmente in questa due giorni: “L’importante, sia durante la vita sia dinnanzi alla morte è non sentirsi abbandonati soli”.

Nelle parole conclusive dell’evento, pronunciate dalla vice sindaco e assessore alle Politiche Sociali Francesca D’Alessandro, un buon auspicio sia per la diffusione della cultura del sollievo presso la cittadinanza, sia per l’impegno come parte della rete delle “Città del sollievo”: “Abbiamo vissuto due giornate intense e dense di riflessioni unanimi nella visione antropologica: l’uomo vale per ciò che è e non per ciò che fa. La malattia non è negazione della vita ma una fase della vita da supportare sempre e in ogni circostanza. Macerata continuerà a portare avanti il suo impegno nel sostenere le fragilità in tutte le sue forme, da quella fisica a quella psicologica e morale, evitando quella paralisi relazionale che amplifica la sofferenza e ci racchiude dentro un baratro di solitudine. Porteremo avanti il nostro impegno con serietà, certi del fatto che se la rete funziona, la persona ritrova la sua dignità e tutta la collettività sta meglio. L’attenzione alla fragilità è un dovere di civiltà e il vero progresso della civiltà”.

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